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Ti hanno scritto su Instagram, sembrava una persona interessata a te, e ora quella stessa persona ti chiede soldi o altre foto minacciando di mandare tutto ai tuoi contatti: è un ricatto su Instagram, e la domanda più urgente in questo momento è cosa fare, non come ci sei finito dentro. Non hai fatto niente di stupido: sei finito dentro uno schema costruito apposta per sembrare naturale, che ha un nome preciso, sextortion, ed è un reato riconosciuto dalla legge italiana, non una colpa tua. Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 223 episodi di questo tipo e 434 casi di adescamento online, con un coinvolgimento crescente di fasce d'età sempre più giovani. Qui sotto trovi cosa fare nelle prossime ore, cosa evitare, come reagire se sei un genitore che lo scopre, e cosa dice la legge per chi deve seguire il caso.

Cos'è la sextortion e come si differenzia da un semplice adescamento

La sextortion è la fase finale di un percorso che parte quasi sempre da un adescamento. Il profilo che scrive per primo non è quasi mai chi dice di essere: foto prese da altri account, età dichiarata più bassa di quella reale, un tono amichevole e non minaccioso nella fase iniziale. L'obiettivo di questa prima fase è costruire fiducia in tempi rapidi, spostare la conversazione su un canale più privato e, quando la vittima si sente a suo agio, chiedere una foto o un video a contenuto sessuale, a volte in cambio di materiale analogo (vero o rubato ad altre vittime) inviato dal finto profilo.

Nel momento in cui il materiale viene ottenuto, il tono cambia in modo improvviso: compaiono richieste di denaro, di altre foto, o entrambe, accompagnate dalla minaccia di inviare tutto ai contatti, ai genitori o alla scuola della vittima. È il punto in cui il fenomeno prende il nome di sextortion.

Lo schema comportamentale, in sintesi

  1. Contatto iniziale da un profilo apparentemente coetaneo, spesso con pochi follower reali e foto riconducibili ad altri account.
  2. Costruzione rapida di un rapporto di fiducia, con spostamento della conversazione su chat private o altre app di messaggistica.
  3. Richiesta di materiale intimo, presentata come reciproca o come prova di fiducia.
  4. Cambio improvviso di tono non appena il materiale viene ottenuto: richiesta di denaro o di altro materiale sotto minaccia di diffusione.
  5. Pressione psicologica con scadenze strette, per impedire alla vittima di fermarsi a pensare o di parlarne con un adulto.

Non riportiamo frasi o script specifici usati dagli adescatori: lo schema comportamentale generale è sufficiente per riconoscere il fenomeno, senza fornire materiale utilizzabile per replicarlo.

Dati citati: Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica, report "Tracce digitali, vittime reali" diffuso in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia (5 maggio 2026): 434 casi di adescamento online trattati nel 2025, 223 episodi di sextortion, 365 casi di cyberbullismo con minori coinvolti.

Come si presenta in pratica: l'anatomia di una chat di sextortion

La ricostruzione qui sotto è un esempio fittizio che riproduce solo la struttura tipica di questi scambi, non una conversazione reale né uno schema riutilizzabile: la richiesta di materiale intimo è indicata come tale ma non riportata per esteso, mentre il messaggio di minaccia finale è mostrato in modo concreto perché è il segnale che la vittima deve imparare a riconoscere.

Ricostruzione schematica di una chat di sextortion su Instagram Esempio fittizio di conversazione con annotazioni dei segnali di allarme, dal primo contatto fino al messaggio di ricatto finale. Esempio ricostruito a scopo illustrativo, non una conversazione reale ? Profilo sconosciuto Nome e foto non verificati Ciao! Ti ho visto nei commenti di quella pagina, sembri simpatico. 1 Contatto apparentemente casuale e innocuo Ciao! Abbiamo gusti così simili, è raro. Mi fido subito di te. 2 Fiducia costruita troppo in fretta Meglio continuare qui, i miei genitori controllano l'altra app. 3 Tentativo di isolare da canali monitorati [qui viene chiesta una foto o un video intimo] 4 Richiesta di materiale intimo (non riportata) Ho salvato tutto. O mandi altro entro un'ora o lo invio a tutti i tuoi contatti. 5 Il ricatto: cambio di tono e scadenza sotto pressione Scrivi un messaggio... Tocca per ingrandire
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Ricatto su Instagram: cosa fare subito se capita a un figlio o a un assistito

Le prime ore sono quelle in cui la vittima è più esposta al panico e più vulnerabile a decisioni sbagliate, come pagare o inviare altro materiale pur di far cessare le minacce. Ecco i passaggi che contano davvero, in ordine di priorità.

La checklist operativa

  1. Parlarne subito con un genitore o un adulto di fiducia. È il passaggio più difficile per un ragazzo spaventato, ma anche il più protettivo: da soli, il rischio di cedere al ricatto è molto più alto. Se il rapporto con i genitori in quel momento è complicato, va bene anche un insegnante, uno sportello di ascolto scolastico o un familiare diverso: l'importante è non restare soli con la minaccia.
  2. Non pagare e non inviare altro materiale. Cedere quasi mai ferma l'estorsione: nella maggior parte dei casi porta a nuove richieste, perché conferma al truffatore che la pressione funziona.
  3. Non cancellare nulla, né sul proprio telefono né tentando di farlo su quello del truffatore. Conversazioni, profilo, foto ricevute e screenshot sono le prove che serviranno alla Polizia Postale e a un eventuale perito informatico forense.
  4. Mettere il telefono in modalità aereo per limitare sincronizzazioni automatiche e alterazioni accidentali dei dati, senza spegnerlo né fare un reset.
  5. Fare screenshot completi di conversazioni, nome utente, foto del profilo e ogni elemento che possa aiutare a identificare l'account.
  6. Sporgere denuncia alla Polizia Postale, anche tramite il portale online commissariatodips.it, portando con sé il materiale raccolto.
  7. Segnalare il profilo a Instagram/Meta, che ha canali dedicati per contenuti di sfruttamento sessuale e sextortion, indipendentemente dalla denuncia alle autorità.
  8. Cercare supporto psicologico se la vittima è un minore: linee come Telefono Azzurro offrono ascolto dedicato a bambini e adolescenti, indipendentemente dal fatto che si proceda o meno con la denuncia.
  9. Rivolgersi a Permesso Negato, associazione italiana no profit che offre gratuitamente supporto tecnico e orientamento legale alle vittime di sextortion e di diffusione non consensuale di materiale intimo, oltre a indicazioni per la rimozione dei contenuti dalle piattaforme.

Se le immagini sono già state diffuse o rischiano di esserlo a breve

Tutto quello che abbiamo detto finora vale soprattutto nella fase della minaccia. Ma se il materiale è già stato mandato a qualche contatto, o il ricattatore ha iniziato a scrivere a follower e amici, esistono strumenti pensati apposta per questo, paralleli alla denuncia e attivabili subito.

  • Take It Down, gestito dal NCMEC (il centro americano per i minori scomparsi e sfruttati, con il supporto di Meta e altre piattaforme), è pensato per chi ha meno di 18 anni: crea un codice hash dell'immagine direttamente sul dispositivo, senza che la foto o il video vengano mai caricati o visti da nessuno, e lo condivide con le piattaforme aderenti perché possano riconoscere e rimuovere quel contenuto. Funziona anche in via preventiva, prima che l'immagine venga diffusa.
  • StopNCII.org fa la stessa cosa con la stessa tecnologia, per chi ha 18 anni o più.
  • La procedura d'urgenza del Garante per la Protezione dei Dati Personali, prevista dall'art. 144-bis del Codice Privacy, permette a chiunque, compresi i minori dai 14 anni in su (per i più piccoli possono farlo i genitori), di segnalare al Garante il rischio o l'avvenuta diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite: il Garante decide entro 48 ore e può ordinare alle piattaforme di bloccare la diffusione. È utilizzabile anche solo davanti al rischio concreto, non serve aspettare che il materiale sia già online.

Se il ricattatore ha già scritto a contatti o follower della vittima, conviene avvisarli che si tratta di un tentativo di truffa e chiedere loro di bloccare e segnalare il profilo, invece di lasciare che rispondano o che si allarmino da soli: aiuta a contenere il danno mentre la denuncia e le richieste di rimozione fanno il loro corso.

Se sei un genitore: come reagire quando lo scopri

Il modo in cui un genitore reagisce nei primi minuti pesa quanto i passaggi tecnici della checklist, perché è quello che decide se il figlio continuerà a parlarne o si chiuderà.

  • Restare calmi davanti al figlio, anche se dentro si è spaventati o arrabbiati: un genitore che urla o minaccia punizioni insegna al ragazzo a nascondere, non a chiedere aiuto la prossima volta.
  • Dire chiaramente che non è colpa sua. Chi ricatta conta proprio sulla vergogna e sulla paura del giudizio per tenere la vittima in silenzio: è lo stesso principio per cui, come detto sopra, la legge tratta il minore come persona offesa, non come responsabile.
  • Non sequestrare bruscamente il telefono spegnendolo o facendo un reset, per gli stessi motivi tecnici spiegati più avanti nell'articolo: rischia di compromettere le prove utili alla denuncia.
  • Coinvolgere il figlio nei passaggi successivi quando possibile, invece di agire "alle sue spalle": aiuta a ricostruire fiducia in un momento in cui la sente già messa alla prova.
  • Non saltare la denuncia per timore di esporre il figlio. La Polizia Postale gestisce questi casi con riservatezza e personale formato proprio su vittime minorenni.

Perché cancellare non serve (e può danneggiare la denuncia)

È una reazione comprensibile: la prima cosa che si vuole fare, davanti a foto imbarazzanti, è farle sparire. Dal punto di vista tecnico, però, cancellare una foto o una conversazione dal proprio telefono non elimina le copie che restano altrove: sui server di Instagram e Meta lato piattaforma, in eventuali backup automatici in cloud, e spesso, per un certo periodo, anche come dato tecnicamente recuperabile dalla memoria del dispositivo attraverso tecniche di data recovery forense, finché lo spazio non viene sovrascritto da nuovi dati.

Cancellare, disinstallare l'app o fare un reset del telefono non fa sparire nulla dal lato di chi ricatta: rischia solo di far perdere alla vittima e agli investigatori metadati utili, come orari, indirizzi IP associati alle sessioni o versioni precedenti delle conversazioni, che un perito informatico forense può invece acquisire correttamente se il dispositivo viene preservato così com'è.

Cosa fa Instagram per contrastare la sextortion

Meta ha introdotto negli ultimi anni una serie di funzioni pensate specificamente per interrompere questo schema, con particolare attenzione agli account under 18. Conoscerle aiuta sia a capire cosa aspettarsi dalla piattaforma sia a orientare chi ha subito un tentativo di adescamento verso gli strumenti giusti.

  • Protezione dalla nudità nei messaggi diretti: attiva di default per gli account di minori di 18 anni, sfoca automaticamente le immagini rilevate come nudità in arrivo o in uscita nei DM, tramite un'analisi che avviene sul dispositivo stesso per restare compatibile con la crittografia end-to-end, e mostra un avviso che invita a riflettere prima di procedere.
  • Oscuramento della rete sociale per gli account sospetti: ai profili che il sistema identifica come potenzialmente coinvolti in sextortion viene impedito di vedere le liste di follower e following, i "mi piace" e le foto in cui la potenziale vittima è taggata, proprio perché gli estorsori usano questi elenchi per minacciare la diffusione ai contatti reali.
  • Messaggi in richieste nascoste: i messaggi diretti provenienti da account sospetti vengono instradati automaticamente nella cartella delle richieste nascoste, riducendo la possibilità di contatto diretto con potenziali vittime minorenni.
  • Blocco di screenshot e registrazione schermo: per i contenuti inviati con l'opzione "visualizza una volta", non è possibile fare screenshot o screen recording, e gli stessi contenuti non sono apribili tramite la versione desktop di Instagram, per chiudere anche questa via di aggiramento.
  • Avviso sulla localizzazione dell'interlocutore: segnala se chi scrive potrebbe trovarsi in un paese diverso da quello dichiarato, utile contro le sextortion basate su identità e provenienza false; al momento non risulta disponibile in Europa.
  • Programma Lantern: Instagram condivide segnali relativi ad account sospetti con altre aziende tecnologiche aderenti al programma della Tech Coalition, per contrastare in modo coordinato gli stessi truffatori quando operano su più piattaforme.

Su scala più ampia, nel 2024 Meta ha rimosso circa 63.000 account Instagram in Nigeria collegati a reti di sextortion finanziaria riconducibili ai cosiddetti "Yahoo Boys", insieme a oltre 7.200 elementi su Facebook tra profili, pagine e gruppi che diffondevano script e materiale utile a chi voleva mettere in atto queste truffe. Restano comunque strumenti della piattaforma, non una garanzia: continuano ad affiancarsi, non a sostituirsi, alla denuncia alla Polizia Postale e alla raccolta delle prove secondo metodo forense.

Fonti verificate: TechCrunch, NBC News, Il Sole 24 Ore, Yahoo Finance e blog ufficiale Meta sulle funzionalità di sicurezza per adolescenti (2024-2025); rapporto "Rispondimi velocemente: analisi multidisciplinare della sextortion maschile in Italia" di Permesso Negato (maggio 2025), che su oltre 1.000 casi documentati tra il 2020 e il 2024 rileva come il 90% delle vittime italiane di sextortion sia di sesso maschile.

Come prevenire: la supervisione parentale su Instagram

Oltre a reagire quando qualcosa è già successo, Instagram mette a disposizione dei genitori uno strumento di supervisione pensato apposta per gli account dei minori, il Centro per le famiglie (Family Center). Ecco come impostarlo.

  1. Aprire il Centro per le famiglie dalle impostazioni di Instagram, oppure direttamente da familycenter.meta.com, e inviare un invito di supervisione al profilo del figlio: da maggio 2026 un unico invito attiva la supervisione anche su Facebook, Messenger e Meta Horizon, senza doverlo ripetere app per app.
  2. Il ragazzo deve accettare l'invito dal proprio account perché la supervisione parta: è un sistema pensato per restare visibile e concordato, non per un controllo nascosto a sua insaputa.
  3. Una volta attiva, la supervisione permette di impostare limiti di tempo giornaliero sull'app, vedere le liste di chi il figlio segue e chi lo segue, e ricevere una notifica immediata se il figlio modifica o disattiva la supervisione stessa.
  4. Per gli account under 16, alcune impostazioni di sicurezza più restrittive attive di default, come chi può scrivere in messaggio diretto o la visibilità del profilo, richiedono comunque l'autorizzazione del genitore per essere allentate.

Cosa la supervisione non permette

È importante non farsi un'idea sbagliata di questo strumento: i genitori non possono leggere i messaggi privati né la cronologia delle chat del figlio, per scelta esplicita di Meta a tutela della privacy dell'adolescente. La supervisione riduce l'esposizione e aiuta a monitorare tempo e contatti, ma non sostituisce il dialogo: un tentativo di adescamento in corso difficilmente emerge dal pannello di controllo, più facilmente da un figlio che si sente libero di parlarne con un genitore.

Accanto agli strumenti tecnici, a Modena esiste anche un percorso educativo pensato proprio per questo: lo Zemian Dojo, associazione di promozione sociale di cui Alchimie Digitali è main sponsor, propone laboratori per ragazzi, insegnanti e famiglie sul cyberbullismo e sui rischi digitali, con un metodo che unisce l'etica delle arti marziali alla consapevolezza sulla sicurezza informatica, lo Zanshin Tech. Tra chi tiene questi incontri c'è anche Pietro Suffritti, perito iscritto al Collegio dei Periti Industriali di Modena e consulente mediatore in cyberbullismo, oltre che CEO di Alchimie Digitali: un caso in cui la formazione preventiva rivolta ai ragazzi si affianca, non sostituisce, agli strumenti tecnici e alle procedure legali descritte in questo articolo.

Il quadro giuridico: quali reati si configurano e i termini per agire

Una domanda che arriva spesso da chi segue queste cause è quanto tempo c'è per agire. La risposta corretta va data reato per reato, perché non esiste un unico termine di tre mesi valido per tutta la vicenda: quel termine è la regola generale della querela di parte per molti reati, ma qui entrano in gioco fattispecie diverse, alcune procedibili d'ufficio e senza scadenza per la querela, altre con un termine più lungo proprio per la delicatezza della materia.

ReatoArticoloProcedibilità e termine
Adescamento di minorenniArt. 609-undecies c.p.Procedibile d'ufficio: non è necessaria una querela con termine, la segnalazione può arrivare in qualunque momento
EstorsioneArt. 629 c.p.Procedibile d'ufficio
Diffusione illecita di immagini o video sessualmente esplicitiArt. 612-ter c.p.Procedibile a querela di parte, termine di sei mesi (non tre, proprio perché la legge lo ha esteso rispetto alla regola generale)
Pornografia minorile / detenzione di materiale pedopornograficoArtt. 600-ter, 600-quater c.p.Procedibile d'ufficio, quando la vittima ha meno di 18 anni

Un chiarimento utile per chi segue la causa: il termine di querela non va confuso con la prescrizione del reato, che riguarda il tempo entro cui lo Stato può ancora perseguire il fatto ed è generalmente più lunga; per i reati d'ufficio elencati in tabella l'assenza di un termine di querela non equivale a un tempo illimitato in senso assoluto, ma la prescrizione resta comunque ampia data la gravità delle fattispecie.

Accanto alla via penale, esiste uno strumento pensato apposta per agire in fretta sulla diffusione: la procedura d'urgenza del Garante per la Protezione dei Dati Personali prevista dall'art. 144-bis del Codice Privacy, già descritta più sopra, che decide entro 48 ore e può essere attivata insieme alla denuncia, non in alternativa. Resta inoltre percorribile la via civile, con una richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale subito dalla vittima, indipendentemente dall'esito del procedimento penale. Un aspetto che complica spesso questi casi dal punto di vista pratico è che l'autore opera dall'estero, come nei casi legati ai già citati "Yahoo Boys": l'identificazione e soprattutto l'esecuzione di eventuali provvedimenti diventano più difficili e possono richiedere strumenti di cooperazione giudiziaria internazionale, un elemento di cui tenere conto nell'impostare la strategia fin dalle prime fasi.

Per chi segue la causa dal lato legale, la qualificazione corretta dei fatti fin dalla denuncia iniziale, insieme a una raccolta delle prove digitali fatta secondo metodo forense, incide sia sulla procedibilità sia sulla solidità del materiale prodotto in giudizio. Su questo aspetto il supporto di un consulente tecnico di parte affianca l'avvocato nell'analisi delle prove digitali e nella verifica di eventuale materiale prodotto dalla controparte o dal CTU.

Il ruolo del perito informatico forense in questi casi

Quando una famiglia o un legale si trovano davanti a un caso di sextortion, il primo bisogno tecnico è quasi sempre lo stesso: acquisire il dispositivo e il suo contenuto in un modo che resti utilizzabile in sede di denuncia o di processo, rispettando la catena di custodia. In pratica questo significa:

  • Acquisire una copia forense dello smartphone o dell'account coinvolto, senza alterare i dati originali.
  • Documentare conversazioni, profilo del truffatore e ogni elemento tecnico utile all'identificazione, come username, eventuali numeri collegati o pattern ricorrenti in altri casi noti.
  • Produrre una relazione tecnica coerente con le metodologie riconosciute, utilizzabile a supporto della denuncia o come base per una consulenza tecnica di parte.

Chi volesse un quadro più ampio sulle tecnologie usate in questo tipo di acquisizioni può leggere l'approfondimento sulle tecnologie di digital forensics utilizzate su smartphone e altri dispositivi.

Domande frequenti

Pagare il ricatto ferma davvero la diffusione delle foto?

Quasi mai. Nella maggior parte dei casi documentati, il pagamento non chiude la vicenda ma apre a nuove richieste, perché conferma al truffatore che la pressione funziona. La via più efficace resta interrompere ogni contatto, preservare le prove e denunciare.

Se ho già cancellato dei messaggi, posso comunque denunciare?

Sì. La cancellazione locale non elimina il materiale lato piattaforma, e in molti casi una parte dei dati resta recuperabile dal dispositivo tramite tecniche forensi, soprattutto se si evitano ulteriori cancellazioni o un reset del telefono da quel momento in poi.

Serve necessariamente uno smartphone nuovo o va usato quello coinvolto?

Il dispositivo coinvolto va preservato così com'è, senza spegnerlo con procedure di reset né disinstallare le app: è la fonte primaria delle prove. La sostituzione del dispositivo per uso quotidiano è una scelta personale successiva, che non deve però comportare la perdita di quello originale prima dell'acquisizione forense.

La vittima minorenne rischia conseguenze per aver inviato le foto?

La legge italiana qualifica il minore in questi casi come persona offesa, non come autore di un reato. È un punto importante da comunicare con chiarezza, perché la paura di essere puniti è spesso il motivo per cui i ragazzi non ne parlano con un adulto.

La supervisione parentale di Instagram permette di leggere i messaggi privati di mio figlio?

No. Gli strumenti di supervisione di Meta danno accesso a informazioni come tempo trascorso sull'app, liste di follower e following e notifiche su alcune modifiche alle impostazioni, ma non alla cronologia delle chat né ai messaggi privati, per scelta esplicita legata alla privacy dell'adolescente.

Cosa succede dopo aver sporto denuncia? Dovrò raccontare tutto di nuovo davanti ad altre persone?

La Polizia Postale gestisce questi casi con personale formato e, quando la vittima è minorenne, con modalità di ascolto protetto pensate per non farle rivivere l'accaduto più volte del necessario. I tempi variano da caso a caso, ma la riservatezza della procedura è uno degli aspetti su cui gli investigatori sono specificamente formati.

Si possono far togliere da internet delle foto intime già diffuse?

Sì, esistono strumenti dedicati proprio a questo: Take It Down per chi ha meno di 18 anni e StopNCII.org per i maggiorenni rimuovono il contenuto tramite un codice hash, senza che l'immagine venga mai vista da nessuno. In parallelo, la procedura d'urgenza del Garante Privacy prevista dall'art. 144-bis del Codice Privacy decide entro 48 ore e può ordinare alle piattaforme di bloccare la diffusione, anche solo davanti al rischio concreto.

Le domande correlate che le persone si fanno online

Cosa fare se un minorenne riceve richieste di foto intime su Instagram?

Non rispondere alla richiesta, conservare la conversazione con uno screenshot e parlarne subito con un genitore o un adulto di riferimento, anche se non è ancora successo nulla di grave.

Come si riconosce un profilo Instagram falso usato per adescamento?

Pochi post, follower incoerenti con l'attività dell'account, foto che con una ricerca inversa risultano prese da altri profili, e un'insistenza a spostare la conversazione su altre app fin dai primi messaggi.

A chi ci si rivolge per denunciare una sextortion in Italia?

Alla Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica, anche tramite il portale online, portando con sé tutto il materiale raccolto: screenshot, nome utente, eventuali numeri di telefono o altri contatti usati dal truffatore.

Come si attiva la supervisione parentale su Instagram?

Dalle impostazioni dell'app, aprendo il Centro per le famiglie e inviando un invito che il figlio deve accettare dal proprio account: da lì si possono vedere follower e following, impostare limiti di tempo e ricevere una notifica se la supervisione viene disattivata.

Cosa fa il Garante Privacy in caso di diffusione non consensuale di immagini intime?

Riceve la segnalazione, anche da un minore dai 14 anni in su o dai genitori per i più piccoli, e decide entro 48 ore se ordinare alle piattaforme di bloccare la diffusione del materiale, in base all'art. 144-bis del Codice Privacy.

Serve supporto tecnico o legale su un caso di sextortion?

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